Intervista “fiume” al prof. Luca Chiesi…

Alcuni mesi fa l’amico e collega prof. Massimo Nunnari ha voluto farmi intervistare per un articolo del giornalino scolastico.
Pensavo fosse una passeggiata… in realtà è stata una intervista molto impegnativa e anche la più interessante che abbia mai fatto! Solo domande senza preavviso, che mi hanno permesso di parlare di tante cose a cui tengo molto.

L’intervistatrice, Annalisa T. (con il supporto di Giada M.), si era preparata molto accuratamente e in più di una occasione ho dovuto riflettere parecchio prima di poterle dare una risposta. Un grande grazie a lei e alla sua “professionalità” e alla sua capacità di porre domande anche difficili, ma sempre con tatto e rispetto.

Dietro richiesta di Massimo, anche a causa del poco spazio sul giornalino e della lunghezza del testo, ne pubblico su questo mio blog personale la versione integrale, in cui ho solo rimesso a posto un po’ l’italiano e la punteggiatura (e aggiunto un paio di dettagli).
Lo stile è molto simile al parlato e quindi prego i pochi lettori di …portare pazienza.

Non mi dispiace renderla pubblica, (1°) perché non mi sembra ci sia nulla di “compromettente”, (2°) perché se un giorno i miei figli la dovessero leggere, sarei felice che possano scoprire qualcosa del loro papà, intorno ai suoi 40 anni di vita e tramite le sue parole.

Suggerendoti di armarti di un po’ di pazienza, visto il fiume di parole risultato della trascrizione di 70 minuti di intervista, ti auguro una buona lettura! E se ti fa piacere, ricordati di lasciare un commento a fine pagina. Grazie!


Perchè ha scelto di insegnare l’informatica?
In realtà non ho scelto di insegnare l’informatica, nel senso che qualche tempo fa la mia prima scelta sarebbe stata quella di insegnare matematica; ma il caso ha voluto che andassi di ruolo di informatica. O meglio, è stato il risultato di tante scelte che mi hanno portato in quella direzione, nel senso che… la passione ce l’avevo, il titolo di studio ce l’avevo e… era tutto pronto, in realtà.
Solo in seguito ho scoperto che mi piace anche di più insegnare l’informatica rispetto alla matematica.
Se oggi dovessi scegliere tra le due materie penso che sceglierei informatica, perchè nonostante io creda di essere anche più bravo in realtà ad insegnare matematica che informatica, con quet’ultima c’è la possibilità di toccare molti più argomenti interessanti e fare anche considerazioni più legate alla società, all’attualità, a quello che succede nel mondo… E poi oggi sostanzialmente tutto passa per l’informatica: il commercio, il lavoro, la pubblicità, le comunicazioni. E quindi mi sento più dentro al mondo… quando si insegna matematica a volte sembra di essere un po’ in una realtà separata, quindi preferisco quello che sto facendo ora.

Le piace il suo mestiere?
Si, tantissimo.

Perchè?
Perchè è uno dei pochi mestieri in cui sei sempre in continua crescita, in continuo bisogno di trovare qualcosa di interessante, qualcosa di più efficace, qualcosa che funzioni anche per i ragazzi, ma proprio perchè funziona per loro… in realtà funziona anche per te.
In molti altri lavori vedo che le persone tendono a fermarsi e ad adagiarsi su quello che fanno o che hanno studiato.
Nell’insegnamento quello vorrebbe dire morire, credo. Quindi è vitale riuscire a rimanere sempre in continua crescita. I giapponesi dicono “Kaizen”, cioè continuo costante miglioramento.
Inoltre, avere a che fare giornalmente con persone con una testa che non è stata ancora traviata da troppa pubblicità, da troppa televisione, da troppa politica, ecc. quella è una buona cosa, perchè saltano fuori spesso delle questioni, delle domande, che sono impensabili in un ambiente lavorativo composto solo da adulti. Nel senso che persone più giovani hanno in genere dei punti di vista più originali, e questo fornisce molti stimoli.
È molto stimolante dal punto di vista intellettuale e della ricerca. Con i bimbi più piccoli, asilo e scuola elementare, non è così; loro hanno una creatività pazzesca e sono dei vulcani! I ragazzi delle scuole medie sono in una età …così così; nelle scuole superiori, invece, trovo continuamente persone/studenti particolarmente stimolanti dal punto di vista intellettuale.
La risposta alla domanda se mi piace il mio mestiere è comunque un …si secco!

Quanto pensa sia importante l’informatica?
Abbastanza, per le questioni di lavoro.
Però senz’altro è sopravvalutata per tutta un’altra serie di questioni, legate più alla propria vita personale, nel senso che ci sono degli aspetti dello sviluppo di una persona che sono totalmente scollegati e completamente diversi; penso a tutti quegli aspetti legati più alla spiritualità, allo sviluppo della persona nel sociale, ecc.
Spesso tendono ad essere messi dietro le quinte proprio da questa incredibile utilità che sembra avere l’informatica.
Molti ragazzi, quando chiedi loro “cosa vuoi fare da grande?”, ti dicono “Vorrei fare l’hacker”; poi gli chiedi perché, e loro rispondono “Perchè si”.
Sono abbagliati da queste possibilità tecniche, perchè effettivamente l’informatica ti permette di fare cose che sono abbastanza pazzesche, sembrano fantascienza. Ma questo è anche un modo per nascondere cose più importanti per la vita di una persona e che puoi affrontare solamente se le prendi con altri strumenti, con altri approcci.

Quante ore passa davanti ad un computer?
Dipende. Durante i periodi scolastici, abbastanza.
Quando sono in laboratorio, a scuola,preferisco non starci praticamente mai, preferisco girare dietro alle vostre spalle e farvi paura (!?) o aiutarvi… A casa, per preparare le lezioni, abbastanza, direi minimo un paio di ore tutti i giorni; poi c’è invece tutto il tempo extra per altri lavori, o anche solo ricerche per ricerche (o per tradurre nuovi libri, il prossimo è in arrivo a breve e sarà fantastico!).
Quindi direi 4 o 5 ore al giorno, probabilmente.
Quando si tratta invece di periodi di non-lavoro, tipo vacanza, anche zero ore per giorni consecutivi. Ed è quello il momento più bello dell’anno, perché riesco finalmente a stare al sole, a giocare coi miei bimbi, a leggere, e magari una volta o due all’anno anche in spiaggia, dove si prende il contatto con la terra e con la vita reale, che arriva dal sole, non da un monitor.
Quindi ci sto tanto nel periodo di lavoro, ma apprezzo di più quando non ci sto.
Anche adesso sto cercando di fare in modo di riuscire a staccarmi molto di più da monitor e computer. Nel giro di un anno vorrei arrivare a livelli più da …persona umana. Non più di due ore al giorno.
Senz’altro è uno degli obiettivi che sento di più, per i prossimi mesi.

Perchè ha scritto “La struttura nascosta del mondo”?
L’ho scritto perchè non l’ha scritto nessun altro. Secondo me è una ricerca, basata su lavori fatti da scienziati seri, che mette in luce la fragilità della scienza moderna, diciamo, la scienza “occidentale”.
La fragilità è proprio strutturale, perché ci sono dei principi su cui è fondata la scienza (la chimica, la fisica, quindi poi la medicina e tutte le cose correlate) che si scopre essere validi in realtà solo in certe condizioni, ma non sono universali.
Il fatto di “attaccare” il principio di Lavoisier, su cui è basata tutta la chimica, è una buona cosa da fare, nel senso che… per quello che so io di medicina orientale e scienza orientale, è importante che si vengano a sapere certe cose, perchè altrimenti è impossibile risolvere certi problemi di salute. Certe malattie, che per i medici sono incurabili, da un punto di vista diverso sono invece banali e decisamente curabili. Ovvero conoscendo anche le cose di cui si parla anche ne “La struttura nascosta del mondo”.
Ciò di cui parlo, ovvero le trasmutazioni nucleari a debole energia, sono un piccolo punto di partenza, nemmeno il più importante, ce ne sono molti altri… ma credevo fosse importante fare una sintesi, una semplificazione dello stato dell’arte di queste conoscenze, perchè sono 3 secoli che la scienza sta andando in una direzione che è un vicolo cieco, sostanzialmente.
E ci sta andando sempre più velocemente… e quindi quando sbatterà contro al vicolo cieco sarà una dura botta per tutti.
Invece ci sono altri approcci possibili, si tratta di integrare la scienza, di aggiungere delle cose, non di rivoluzionarla. Quindi non è una cosa particolarmente pericolosa, secondo me. Fa solo bene sapere una cosa o due in più e quindi allargare un po’ gli orizzonti.
Il fatto che poi ci sia tanta gente che è interessata a queste cose per me è un buon segnale. Sono pochi, rispetto al grande pubblico che segue i Piero Angela e simili, ma va bene: un passo alla volta.

Si ritiene un ricercatore, o uno scienziato?
Mmmh… Nessuno dei due.
Tra i due, però… lo scienziato forse nel metodo di indagine, un pochino. Forse più ricercatore, ma solo nel senso letterale del termine. Cioè una persona alla ricerca. Sicuramente non ricercatore universitario, né scienziato… no, no, no…
Quelle sono due figure ben diverse.
Forse tra i due aggiungerei il terzo, cioè il “curioso”. Alla ricerca, alla continua ricerca, ma non nel senso che forse intendevi tu. Anche se quest’anno dovrei cominciare a fare una piccola collaborazione per una ricerca sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): me l’hanno chiesto quelli della Associazione Italiana Dislessia se posso collaborare con loro, lavorando con certi ragazzi per vedere se, con …il “metodo Chiesi”, confrontato con altri metodi, le cose vengono capite meglio. Quindi potrebbe essere quest’anno la prima esperienza come “ricercatore”, come intendevi tu…

Secondo lei, scienza e filosofia sono compatibili?
Sono come… sono come un seme e una pianta. In che senso sono compatibili? Uno determina l’altro. Sono strettamente collegate e il fatto di separarle ha portato a tante follie nel mondo moderno.
In oriente la filosofia genera la scienza. In oriente si parte dalla comprensione intuitiva dell’universo, la si trasforma in parole e poi si va a testare sul campo…
In oriente si parte dalla filosofia e si arriva alla scienza, la scienza è una figlia della filosofia.
In occidente è il contrario, qui sembra che si parta dall’esperimentino scientifico e da questo si cerca di trovare il principio generale, che però è un modo di procedere abbastanza ridicolo, se uno lo guarda un po’ con occhi… orientali.
Sicuramente sono strettamente collegate e una non può esistere senza l’altra.
Una è inevitabile, se c’è l’altra.
Tra le due, però, penso sia più importante la filosofia, intesa come ricerca di principi universali, non nel senso di …”parlare del vuoto tanto per dare aria alla bocca” (a volte si corre il rischio di cadere in quel tipo di filosofia…).
Per me la filosofia è la ricerca dei principi universali. Questa è senz’altro più importante della scienza, nel senso che la scienza è un risultato che viene quasi come conseguenza naturale. Per il fatto che tu conosci un certo principio è ovvio che poi ti porta delle conseguenze nella tua vita e nelle tue attività pratiche di persona comune.
Invece, non conoscendo il principio ma conoscendo solo la scienza, succedono delle cose assurde, tipo…
Quaranta anni fa, i dottori dicevano: “Tutti i medici fumano le sigarette Camel”, il fumo non fa male alla salute, ecc. Poi, dopo un tot di anni, scopri invece che quello che diceva “la scienza” era una sciocchezza o una falsità. Ed è successo così tante volte che non puoi nemmeno immaginarlo… Però non si impara quasi mai.
Non si può partire dalla scienza.
Per risponderti in breve: scienza e filosofia sono strettamente correlate, per non dire che sono quasi la stessa cosa.

Che importanza ha la musica nella sua vita?
Tantissima, in passato; adesso, tanta. Nel senso che… io ho sempre preferito studiare più musica al conservatorio che ingegneria, o il liceo… perché la musica ti dà la possibilità di esprimere anche delle parti di te che normalmente non esprimi e… ti apre dei mondi che non possono essere aperti in altri modi.
Adesso, con la famiglia che è cresciuta, ho il piccolissimo problema del tempo, più di 2, 3, 5 minuti al giorno faccio fatica a studiare… ma l’ascolto della musica è una cosa fattibile anche in macchina mentre si portano i bimbi a scuola quindi…
La musica però ha un ruolo speciale nella mia vita, nel senso che ho cominciato a 6 anni e non ho ancora smesso. È l’unica cosa che ho fatto per così tanto tempo, in vita mia.
Non riuscirei a vivere senza perlomeno un pianoforte di fianco da poter suonacchiare 5 minuti, quando mi va. Quindi come risposta breve alla tua domanda direi… importanza sempre molto elevata.

Nel suo sito lei sostiene di essere rimasto 120 giorni consecutivi senza bere. Il record del mondo ufficiale è circa 10 volte in meno. Come ha fatto?
Perchè io mangiavo. Qualunque cosa tu mangi contiene acqua, e quindi masticando bene il cibo ti permette di sopravvivere senza bisogno di bere più di tanto. Anzi, anche senza bere.
Il record mondiale a cui fai riferimento e che anch’io avevo trovato in rete, era di una persona che era stata dimenticata in un prigione per 12 o 15 giorni. Dimenticata letteralmente! Quindi non beveva e non mangiava.
In un caso simile si corre il rischio già dopo poco… “la scienza dice che” già dopo 3 giorni, 7 giorni al massimo, uno dovrebbe morire senza bere.
Per me in realtà era stata una così più tranquilla, perchè non mi sono dato il vincolo di “non mangiare”: era solo un “non bere”. Posso garantire che si può non bere quasi a tempo indeterminato, se uno mangia delle cose sensate e le mastica in maniera abbondante.

Ma non aveva voglia di bere?
Solamente i primi 10 giorni. Se vuoi fare una prova… Dopo i primi 3 giorni sei lì che urli: “Ahhh, dov’è il bicchiere?!”… ma dopo ti passa. Dipende però da quanto mastichi e dalle cose che mangi. Certo, se mangi pizza con le acciughe tutti i giorni, durerai poco; se mangi cereali con le verdure, i legumi e mastichi tanto, puoi durare quasi quanto vuoi.
Comunque è una cosa abbastanza semplice.
In giugno/luglio scorso l’ho fatto anche perchè mi serviva una “dimostrazione plateale” che quello che dice “la scienza” a volte sono solo delle solenni sciocchezze, semplicemente perchè la maggior parte degli scienziati non ha idea di un modo alternativo di affrontare certi problemi.
Un famoso medico, che è sempre in televisione a parlare di vaccini, non solo mi ha dato del “cretino olimpionico” e del “perfetto idiota” (in pratica ha scritto che non posso essere un bravo insegnante); ma anche scritto che “la scienza dice che dopo 7 giorni si muore”.
Con i miei 49 giorni di sciopero della sete… dimostrazione plateale che la scienza a volte dice delle solenni sciocchezze.
È vero che dopo un tot di tempo si muore. Ma non è il fatto di non bere che fa la differenza. Dipende da cosa fai nel resto del tempo, ci sono altre cose da valutare.

Se lei fosse un suo alunno, si piacerebbe come insegnante?
Si, ma mi troverei troppo frettoloso; e poi…  tendenzialmente si, perchè le alternative sono spesso troppo lente e chiuse in “compartimenti stagni”, diciamo così.
Anche se poi, probabilmente, mi stuferei dopo un anno o due di un prof così; 5 anni forse non li reggerei. Ma in linea di massima penso di si.
In realtà dovreste rispondere voi a questa domanda. Spero che mi farete sapere prima o poi il vostro punto di vista!

In un concorso è stato nominato tra i 50 migliori prof di Italia. Cosa si prova?
In realtà non era su tutti i prof d’Italia, era solo su quelli che erano stati “candidati” da qualcuno, di fatto erano solo circa 12000.
Ma la soddisfazione è stata grossa soprattutto perchè sono arrivate tante testimonianze sincere, anche da studenti di 10 anni fa, o 15 anni fa, che in una qualche maniera mi hanno fatto scoprire tante cose che non avrei mai immaginato; che certe cose che per me sono importanti sono importanti anche per altre persone, tipo…. poca attenzione al voto e maggiore attenzione alla singola persona, alle sue caratteristiche, alle sue difficoltà; al fatto di creare un tipo di relazione che sia umana, una relazione normale, non semplicemente separata (“il tuo ruolo è quello di studente, il tuo quello di docente e fine, non si può andare oltre”). In realtà ci sono state tante testimonianze che sono nel cassetto più bello del mio cuore… le ho “salvate” tutte da una parte e anche se non le vedrà mai nessuno, per me sono una cosa fantastica. Questo si.
Quelli del MIUR può anche darsi che si siano sbagliati ad inserirmi tra i 50 finalisti… Ma le testimonianze erano sincere. È stata una bella soddisfazione.

La parte che preferisce e quella che odia nell’insegnamento?
Parto da quella che odio. Tutta quella in cui c’è da compilare scartoffie di dubbia utilità. Se le scartoffie hanno una utilità invece mi piacciono; ma il passare ore a compilare cose che nessuno leggerà non lo apprezzo molto.
A parte questo, apprezzo tutto il resto: l’attività in classe, preparare delle lezioni…
Anzi, no! C’è qualcosa che mi piace di più, in realtà: vedere le trasformazioni nelle persone. Non succede tutti gli anni, non succede in tutte le classi. Ma a volte si vede qualcuno che, per un qualche motivo, una qualche lezione, una qualche frase buttata lì, cambia. E cambia nel senso che sviluppa una passione per qualcosa, o scopre di avere qualche passione per qualcosa che non sapeva di avere (o non ci aveva mai pensato prima, o pensava che fosse poco importante). E da lì invece si vede che nel corso degli anni diventa una parte importante della sua vita.
E quindi è questo, forse, quello che preferisco nell’insegnamento: il fatto che, frequentarsi due ore di informatica alla settimana, in un laboratorio di informatica, davanti ad uno schermo, porti nonostante ciò ad avere un impatto a volte importante su alcune persone che apprezzano questa cosa e per loro diventa importante per la loro vita.
Quindi mi piace molto quando c’è un qualche tipo di “salto” che viene fatto da qualcuno. Questa è senz’altro la cosa più bella.
In generale, però, anche il fatto di dover sempre cercare qualcosa di nuovo e di avere sempre delle domande nuove a cui rispondere e avere sempre problemi nuovi da risolvere.
È un’ottima cosa per rimanere sempre… come dire… in attività e cercare sempre un continuo miglioramento, come ti dicevo prima. Non succede spesso e non succede in tutti i lavori di poter fare così.
Ah! Aggiungi anche i VOTI, nella prima parte, dove c’è quello che non mi piace. Dover dare dei voti. Quello proprio no.

La sua più grande fobia?
Paura di…  ci devo pensare… mmmh, una paura irrazionale… C’è senz’altro la paura di essere inutile per qualcun altro. Non so se ha un nome, non so se esiste. Ogni volta che incontro una persona nuova ho paura di essere inutile.
Essere inutile è una cosa che mi fa paura e quindi cerco in genere di fare di più di quello che devo, anche se non viene richiesto.
Sentire che non ho nessun tipo di impatto su un’altra persona che potrebbe averne bisogno mi dà molto da fare. Di altre cose non ho particolari paure.
I pagliacci non mi fanno troppo paura, i serpenti se sono grossi e velenosi si, ma…non troppo perché non li ho mai incontrati dal vivo.
I ragni no, anzi, ne ho uno simpaticissimo che mi viene a trovare ogni anno nel mio studio, entrando da chissà dove: con le sue zampe ha un diametro di almeno 15 cm!
Qualcosa di più banale potrebbe essere… visto che da piccolino ero stato morso da un cane, ora sono un po’ con i nervi a fior di pelle quando ho un cane vicino, non per me, più che altro per i miei bimbi. Mi sembra più che altro il ricordo di una esperienza brutta, non mi sembra una fobia particolarmente significativa.

[Ma non ha paura della morte, magari di quello che c’è dopo?]
Allora. La morte è un bel tema. Tempo fa sono andato a sentire un seminario di 3 giorni su come viene vista la morte secondo il buddhismo tibetano.
Pensavo di aver letto un mare di roba prima di quel giorno, perchè tendo a leggere abbastanza. Ebbene, in quei 3 giorni, ogni secondo c’era qualcosa di nuovo, e le cose che ho imparato quei giorni lì mi hanno molto colpito e in un certo senso anche …beh, “tranquillizzato” non lo posso dire, però… in un certo senso sì.
Dipende come viene intesa, la morte, perché anche il fatto di vederla come la fine della vita è solo un’ipotesi, anche poco verificabile tra l’altro… quindi l’alternativa qual è? Scoprendo altre alternative magari ti rendi conto che potrebbe essere qualcosa di meno terribile di come la raccontano. Se penso di dover lasciare i miei bimbi o la mia famiglia, sicuramente ho paura, quindi sicuramente avrò paura nel momento in cui ci arriverò lì vicino e me ne renderò conto; però “finchè ci sono io non c’è la morte”, diceva uno, “quando c’è la morte non ci sono io”… quindi siamo sempre in due stanze separate, in un certo senso…
Quindi, paura …un pochino, ma meno rispetto alla paura media che può avere una persona che non ha letto, studiato, ascoltato le cose che ho letto e ascoltato io. Poi se vuoi ti passo gli appunti…. 🙂
Raccontano delle cose incredibili questi tibetani. Descrivono per filo e per segno quello che succede dopo il momento in cui uno smette di respirare, e descrivono quello che (secondo loro naturalmente) succede nelle settimane e mesi successivi al decesso. Io non avevo mai nemmeno preso in considerazione le cose che dicono; ma il fatto di averle sentite mi ha fatto scattare qualche meccanismo, ovvero di mettere in discussione tutto quello che pensavo io o che non pensavo ma che era stato il risultato dell’educazione ricevuta: ti fai certe idee, fai propri certi pregiudizi delle persone attorno a te e… beh, non è che sono le “tue” idee. Adesso, un po’ con l’intuizione, un po’ sapendo cosa ne pensano questi “matti” tibetani, un po’ anche pensando e riflettendo meglio sulle cose che già sapevo, risultato della vita di tutti i giorni… beh, la paura della morte non è così paurosa come lo era una volta.

Nel suo profilo Facebook si definisce “Autore, Insegnante, Divulgatore”. In quali percentuali?
“Autore”… pochino, nel senso che ho scritto un libro, per ora. Ma a breve ne esce un altro… E anche l’anno successivo ne uscirà un altro. “Autore”… mah, direi un 15%. “Insegnante” facciamo 55%
Il resto direi “Divulgatore”, nel senso che non riesco a stare zitto e non riesco a tenere per me le cose che imparo. Quindi il fatto di divulgare, nel senso di rendere più fruibile per altre persone qualcosa di complesso… si, mi sento divulgatore, nel senso etimologico: rendere accessibile per la persona comune quello che è un sapere più specialistico, che in realtà è comprensibile per tutti, peccato che gli specialisti l’abbiano ammantato di paroloni, concetti strani, ecc.Che in realtà sono molto alla portata di tutti. In questo la filosofia orientale, e Yin e Yang, aiutano molto.
Quindi per “Divulgatore” rimane 30%….

Cosa significa per lei insegnare?
Accendere fuochi. Quando diventa un incendio succede quella cosa che ti dicevo prima. A volte ci sono solo delle braci che bruciano un pochino, ma… insomma… meglio quello che niente. Se proprio non si accende niente… quello mi dà fastidio. Un cerino almeno, ma qualcosa si deve accendere.
Ieri ho rotto le scatole mezz’ora ad uno studente di quinta, che non avevo mai visto prima e non rivedrò mai più, perchè era lì davanti ad un monitor a non fare nulla, per un ora in laboratorio. Per mezz’ora, gli ho rotto le scatole… sperando di accendere un piccolo fuoco.

C’è qualcosa che non ha mai fatto e vorrebbe fare? Io so che lei ha camminato sui carboni ardenti…
Si, ma quello è una cavolata, quello fa parte di quei corsi di motivazione personale che puoi trovare un po’ da tutte le parti in giro per l’Italia e per il mondo. Ma è una dimostrazione che quello che la tua mente pensa in realtà è il frutto di paure stupide.
Nel senso che pensi di bruciarti, ma non sai che in realtà se lo fai non ti bruci. E non ti puoi bruciare quasi neanche se vuoi, basta solo camminare così, senza correre, senza alzare troppo i carboni. Quella è una dimostrazione plateale del fatto che la mente ti mette in testa delle paure che sono poco sensate…
A volte viene in mente come risposta “smettere di lavorare”…  In realtà a me dispiacerebbe se smettessi di lavorare… quindi non posso dirlo. Però mi piacerebbe poter dedicare due mesi a fare tutte le cose che vorrebbero fare mia moglie e i miei bimbi; tipo andare a fare certi giri in certi posti, fare certe esperienze. Perchè c’è sempre qualche motivo per cui bisogna rimanere a cosa, perchè non si può allontanarsi troppo, perchè bisogna fare questo e quest’altro.
Quindi la cosa da fare, e che non ho ancora fatto, sarebbe dire di no a tutti quelli che chiedono:” Ti va di fare questa cosa?”
NO, NO e NO. Dire di NO a tutti, indistintamente. E poi per quei due mesi di no fare le cose che sono nel cassetto da tanto tempo.
Magari sono cose piccoline, però sono lì in un cassetto, per questo serve un giorno, per questa tre giorni, per questa mezzo pomeriggio, ecc.
E non c’è mai il tempo di farle.
E quindi vorrei fare un po’ di piazza pulita.

Come gestisce le antipatie e le simpatie in classe? Ad esempio se un alunno è un secchione….
Mi sta antipatico! [Davvero?]
Si, se nel senso di “secchione”, cioè di uno che studia senza chiedersi il perché delle cose che fa, senza mettere in discussione le cose che gli proponi… il secchione cerco di farlo diventare meno secchione; quello che non lavora, cerco di farlo diventare lavoratore.
Faccio molta fatica a parlare di simpatie ed antipatie… No, quando sono nel ruolo di insegnante mi metto in uno stato di ascolto con tutti i sensi – nel senso  che cerco di andare dentro questa persona, scoprire tutto di questa persona, cercare cos’è che le manca e cerco di darle quello che le manca. Facciamo un esempio… A quello che studia troppo, bisogna fare capire che quello non è il modo migliore di fare; a quello che studia poco, che non è il modo migliore di fare, quello che studia un pochino che neanche quello è il modo migliore di fare.
Ogni persona ha delle abitudini e quello che cerco di fare è cercare di scardinare queste abitudini per far sì che si inneschi un processo di costante cambiamento, perchè poi  è l’unico modo per riuscire ad adattarsi alla vita, alla scuola, al lavoro, ecc.
No, le antipatie sinceramente sono….  Cosa intendi per antipatie?
[Qualcuno che non sopporta….]
Ma non si può non sopportare qualcuno!
Ogni persona dietro ha una storia, ha un carattere, ha delle preferenze, ha una vita che non posso giudicare in maniera così decisa. “Non ti sopporto, sei fuori!”
Come insegnante è impensabile. Come persona… tendenzialmente … no, faccio fatica anche nei rapporti normali.
Certo, qualcuno che “rompe le scatole” ce l’ho ben presente; però in effetti sono quelli che aiutano di più nel corso della tua vita, perchè sono quelli che ti dicono le cose in faccia, ti mettono di fronte ai tuoi difetti… sono le occasioni che l’universo ti fornisce giornalmente per scoprire quali sono i TUOI difetti. Grazie a loro puoi quindi anche tentare di intervenire.
Gli amici di solito non ti aiutano così tanto: uno ti sta simpatico perchè ti trovi bene, pensa come te… però è di poco stimolo per la tua crescita.
Sicuramente il personaggio che ti dicevo prima, che mi ha dato del cretino, olimpionico, idiota, pubblicamente… lui è un tizio che viene letto su tutti i giornali, 300000 persone sulla sua pagina Facebook… è diverso.
Anche quando ci sono delle persone così hai comunque qualcosa da imparare sia su di te sia in generale sul mondo. E quindi forse la simpatia e antipatia sono parole che non puoi usare in questa maniera. Non so se ho risposto alla domanda….

Si faccia una domanda da solo e si dia una risposta.
Ah,ah,ah!… 🙂
Una domanda…

[Perché fai quello che fai e nel modo in cui lo fai?] Poi spero risponderete anche voi… Che cavolo di domanda!…

[Forse per sentirsi meglio].
No, la domanda è difficilissima. Io non vorrei mai che uno mi facesse una domanda del genere…
Il fatto è che si può declinare in tutte le cose che fai, quindi… La mia risposta potrebbe essere:
Come insegnante, per non morire di noia (primo) e per provare ad accendere dei fuochi grossi, come dicevo prima.
Come persona normale, perchè cerco sempre di raggiungere il limite e superarlo. I limiti per me sono cose che sono messe lì per poter essere superate, quindi cerco di andare dove non so niente per imparare qualcosa… è sempre una ricerca per colmare un vuoto; quasi scopri di avere un vuoto fai qualcosa per riempirlo; poi quando lo hai riempito scopri che questo riempirlo ti ha creato nuovi vuoti e quindi vai avanti così.
Quando sei piccolo, giovane, magari questi vuoti sono solo in certe parti della tua vita; poi man mano che cresci diventano sempre di più. Come una sfera, più cresce più la superficie a contatto con l’ignoto è grossa, quindi non ce la farai mai a starci dietro.
Infatti adesso ho un problema col tempo: o raddoppiare i miei corpi, per poter fare due cose o tre in un colpo solo, o mi serviranno tre o quattro vite extra per riuscire a fare le cose che vorrei fare, ma…
Si, penso comunque per colmare dei vuoti e sviluppare al massimo le mie capacità come essere umano.
In particolare dal punto di vista intellettuale e dal punto di vista spirituale. Quello fisico lo sto un po’ trascurando. Ma ci sarà tempo anche per quello, presto.

Qual è la sua filosofia di vita o motto?
Se proprio vuoi una frase brevissima puoi scrivere “Forza e coraggio!”.
E poi.. senz’altro… “Tutto è possibile”, perchè se non fosse tutto possibile non varrebbe la pena di provarci, e invece anche quelle cose di cui parlavo nel libro… “È impossibile che succeda questo e quest’altro…”
Ebbene, non è vero! Perchè tutto è possibile!
E il fatto che tutto sia possibile è il punto di partenza che poi ti permette di decidere di fare cose assurde, sperimentare, provare, ecc.
Con la certezza che se non ci riesci le prime 9999 volte, la 10000 esima ci riuscirai.

[Mi scusi, una domanda che mi mi è venuta adesso. Come fa ad essere così positivo? Avere sempre una soluzione…]
Perché tutto è possibile!
Se non la vedi è …solo perchè non la vedi, non perchè non c’è.
Secondo me questa credenza profonda …che non è una credenza nel senso di pregiudizio, è proprio una cosa che è dentro alle ossa, dentro al cuore…
Secondo me è nata da quando ho visto… non so… un malato di diabete incurabile da 20 anni prende l’insulina, poi entra non dico dove, ma diciamo in una specie di casa in cui, con degli amici facevano lezioni di medicina orientale, alimentazione, ecc. e in 6 giorni esce senza diabete e senza insulina… Questo è la dimostrazione concreta che ci può essere tutto il mondo che ti dice: “Tu la dovrai prendere per tutta la vita, tutti i giorni ti dovraifare un buco e u non potrai mai stare senza insulina”…
Se tutto il mondo dice così e bastano invece 6 giorni per dimostrare che è una sciocchezza, vuol dire che… penso sia valido in molti altri campi.
Il campo della salute è un campo particolarmente delicato, tra l’altro, quindi se lì possono succedere delle cose impossibili, in un certo senso, allora anche in ogni altro campo.
Questa, per me, non è una credenza che uno si è messo in testa perchè ai corsi di motivazione personale ti hanno fatto convincere che è vero. No! È proprio scontato che, con sufficiente tempo, tutto è possibile. Nel giusto modo, tutto è possibile. Ma che tutto sia possibile, è sicuro.
Quindi si tratta di vedere che cosa uno vuole fare.
Le cose che mi viene in mente di fare le realizzo. Poi magari sono io che non punto troppo in alto, può darsi…
Però, pian pianino, finora ho realizzato praticamente tutto. Mi manca, oggi, un po’ di voglia di trovare cose nuove, perché sono troppo impegnato in quelle che sto facendo e non ho ancora terminato; ma mi verranno fuori quest’estate, senz’altro un buon momento per fare sogni o progetti…

Perchè ritiene che sia più efficace spiegare la matematica mediante dei video?
Qua purtroppo ti devo dire che non è vero che ritengo più efficaci i video. Li ritengo in parte più efficaci per il fatto che uno se li può rivedere, ecc. Ma non li ritengo il modo migliore; infatti il modo migliore credo che sia lavorare 1 a 1, o 1 a 2 o 1 a 3, comunque un gruppo estremamente ristretto, per cercare di capire la singola persona quali singole cattive comprensioni, cattive concezioni, ecc. ha in testa. Perchè una volta lavorato su quelle, tutto il resto si mette a posto quasi in automatico, con sufficiente tempo.
No, in realtà non penso che siano il modo migliore i video: sono un modo troppo rigido, troppo impersonale. Invece se tu avessi la possibilità di fare 1 a 1 con tutti sarebbe una banalità fare imparare tutti nella maniera migliore.
Però non c’è il tempo e non c’è spesso neanche l’interesse dell’istituzione (o delle persone stesse) di affrontare un lavoro di questo tipo.
L’unica volta che ci ho provato è stato proprio qui a scuola. Due anni e mezzo fa.
Mi sono sentito in colpa con uno studente per tutto l’anno, perchè mi sembrava di non essergli utile (essendo un vero “hacker” e quindi ben più bravo anche di me, in informatica). Ed era una delle cose che mi dava più fastidio. In informatica gli ero poco utile.
Lui in realtà aveva detto che gli ero stato utile per altre cose, ma io mi sentivo proprio inutile e non riuscivo ad accettare questa cosa. Così, finito l’anno scolastico, gli ho proposto di fare un matematica insieme (e con chi altri volesse invitare).
Perchè lui era un disastro in matematica. Era dislessico, discalculico, dis… tutto… e in matematica non ci aveva mai capito niente..
Ci siamo messi in 10 – 12 ore per tentare di recuperare tutto il programma del biennio. E in un certo senso c’è riuscito perchè, lavorando solo sulle cose che gli mancavano e che aveva capito male, in seguito è riuscito ad andare avanti, ora si è anche diplomato; ha sempre avuto sei in matematica, diceva, anche grazie a quelle 10 -12 ore lì che abbiamo fatto. E quindi se pensi a cosa vuole dire… 10 ore fatte  in una certa maniera, possono dare benefici per vari anni successivi. Non è un bel pensiero?

Come ha fatto ad insegnare l’informatica?
Il passaggio è stato semplice: dopo la laurea in ingegneria, ho scelto di fare la specializzazione per l’insegnamento in matematica e informatica; e poi per caso sono entrato di ruolo in informatica. Ho scoperto dopo che in realtà, tra le due, era la scelta che era più tagliata per me. Beh, in realtà sono a pari merito, dai…

Perchè è così attivo?
Perchè è la mia natura, intesa secondo la medicina tradizionale cinese. Per gli antichi cinesi esistono 5 tipi di caratteri, 5 modi di manifestarsi per l’energia: il tipo FUOCO, energia espansiva in tutte le direzioni; il tipo METALLO, energia di concentrazione; energia ALBERO, energia di crescita in una direzione; energia ACQUA, energia fluida discendente e lent ( lo sottolineo, perchè ho ben poco di acqua); e poi TERRA, che è più equilibrato.
Io sono abbastanza fuoco e la mia natura è quella lì.
Prova ad immaginare un fuoco che non brucia…

Il suo periodo più lungo di astinenza dal  PC?
Non saprei, forse un paio di settimane dopo le vacanze di Natale.
[Quindi per lei non è una dipendenza?] Proprio perchè vedo che ci sto troppo rispetto a quello che vorrei, adesso punto a farlo sempre meno. Certo, insegnando informatica faccio un po’ fatica, ma… più che una dipendenza, la vedo come una brutta abitudine da diminuire, quella di stare attaccato ad un PC. Dipendenza no. Ne faccio tranquillamente a meno, se per lavoro non posso farne a meno, per tutto il resto posso farne a meno.

Qual è la sua ricetta preferita?
Le crepes di grano saraceno. Fatte con farina appena macinata, naturalmente… intendo quelle che faccio io… con la farina appena macinata col mulino casalingo…e un pizzico di sale… e di olio di sesamo.
Anche queste sono durate 120 giorni… Una crepe l’ho lasciata in macchina con freddo, caldo, aria, umido e dopo 4 mesi era sempre buona come il primo giorno. E’ un cibo da astronauta. Te lo puoi portare su Marte e può tranquillamente durare….

Le è mai successo che una sua alunna si sia presa una cotta per lei?
Allora… una “cotta” non credo; magari un apprezzamento particolare, potrebbe essere.
Ma in realtà non saprei, non me l’hanno mai detto.
Tuttavia posso dire con piacere che ho instaurato tanti rapporti umani (soprattutto con gli studenti e le studentesse della scuola serale Filippo Re, in cui sono stato per 3 anni) che poi negli anni sono sfociati naturalmente in rapporti di stima reciproca, talvolta amicizia reciproca, e che poi sono durati nel tempo, questo si.

A posto. Grazie!
Grazie a te, Annalisa. È stato un piacere.
Potrai fare meglio del 99% di tutti i giornalisti del mondo.

 

 

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